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Sant'Alfonso Maria de Liguori e il Ven. Lanteri e gli Oblati
Sant'Alfonso Maria de Liguori e il Ven. Lanteri e gli Oblati Stampa

Le recenti Costituzioni e Norme della nostra amata Congregazione ricordano come patroni di essa siano san Giuseppe, san Pietro e sant’Alfonso. Mentre san Pietro è “segno di attaccamento e di fedeltà al Romano Pontefice”, sant’Alfonso è “modello di spirito pastorale, di devozione mariana e di vita quotidiana”.
In queste pagine voglio offrire alla vostra attenzione alcuni elementi ed alcuni testi che aiutino a comprendere il valore e l’importanza di sant’Alfonso per noi Oblati di Maria Vergine.

 

§I. NELLA STORIA CON LO SPIRITO DI SANT'ALFONSO
Lanteri maturò le sue scelte leggendo gli eventi con la chiave di lettura della meditazione ignaziana delle due bandiere. Così vide come si affrontassero nel campo due movimenti: uno legato ad Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) e un altro a Voltaire (1694-1778), uno alla verità e un altro all’opinione. Se Al¬fonso prese la penna per soccorrere la fede, Voltaire le dichiarò guerra. Mentre il primo difese la verità e in particolare il Papa, armandosi della preghiera, i seguaci del secondo facevano affermare ciò che uno nega e stabilivano dei paradossi per gettare nel ridicolo e per arrivare allo scopo che si erano prefissi.
Alfonso Maria de’ Liguori affrontò, senza risparmiarsi, gli errori del tempo: giansenismo, regalismo, illuminismo, incredulità, indiffe¬renza religiosa, lassismo morale, ignoronza popolare. Per vincere questa lotta aveva messo in campo tutto quello che aveva: una scienza vastissima, uno zelo infuocato, una santità affascinante, una capacità di assimila¬zione e di sintesi formidabile, una forza di la¬voro e una resistenza meravigliosa, una penna fluente e calda di un afflato poetico che scendeva piacevole suasiva sul lettore. I meriti del santo napoletano (canonizzato nel 1839 e dichiarato dottore della Chiesa 1871) si estendono dalla morale all’ascetica con le moltissime operette che egli scrisse in stile semplice, con molta unzione, e diffuse largamente tra il popolo. Fu questo uno dei mezzi più efficaci per vincere il freddo giansenismo e il cerebrale illuminismo, facendo rinascere nei cuori il caldo fervore della pietà cristiana più autentica. Queste opere ascetiche hanno tutte le doti richieste dalla Chiesa.
In questa situazione Lanteri si rese conto della necessità di fare conoscere la Misericordia di Dio.

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§2. IN FEDELTA’  ALLE INTENZIONI DEL PADRE DIESBAC
Il Ven. Lanteri ha sempre presentato il sorgere del Congregazione degli Oblati come un’eredità del padre Nikolaus Albert von Diesbach (1732-1798). Diesbach ebbe lo stesso spirito e la stessa tenacia di sant’Allonso Maria de’ Liguori. Era sulla sua stessa linea, come ben comprese san Clemente M. Hofbauer che in una sua lettera del 1800 fece accenno, con nostalgia, ai colloqui con Diesbach in merito a sant’Alfonso e alla sua dottrina: “[P Diesbach] conosceva molto bene il nostro venerabile Padre ed era un grande e devoto veneratore di lui. Non una volta sola affèrmò a me, sia da solo sia in compagnia di altri, che dopo la soppressione della Compagnia di Gesù Dio avesse suscitato il solo Liguori che come un muro si opponesse con tutte le forze contro i nemici della Chiesa per difendere la Santa Sede e la purezza della dottrina “.
Don Luigi Virginio, successore e continuatore delle opere di Diesbach a Vienna, diede di lui il quadro seguente:
“Monsignor Liguori è stato conosciuto di qua dai monti ed in vari luoghi questi regni, specialmente per opera e zelo di G. A. Diesbach, celebre ex-gesuita. Questi tenevalo per il più esimio dei dottori, che Iddio in questi ultimi tempi abbia dato alla sua Chiesa, dicendo che solo il Liguori ebbe petto per opporsi ai correnti pregiudizi e per sostenere a fronte di tanti sfacciati giansenisti la causa della morale evangelica. Molto contribuì questo a far sì che Teologia Morale del medesimo si divulgasse specialmente nella Svizzera, nella Francia, nella Baviera e in altri luoghi della Germania. In modo particole poi apprezzava Diesbach tutte le di lui opere ascetiche riguardandole come opere ripiene dello spirito di Dio. Le sparse per ogni dove, ne promosse le traduzioni e voleva si raccomandassero ai popoli per fomentare in essi la vera pietà cristiana. Vivendo monsignor Liguori, lo venerava come un santo, e godeva nel sentire qualche particolare dell’innocente sua vita. Essendogli capitata dopo che il medesimo fu morto un’orazione funebre in sua lode, dandola ad altri per leggerla, ne conservava non una ma più copie manoscritte, per prevenire ogni pericolo di smarrirle. Sperava che un giorno questo gran servo di Dio venisse canonizzato e desiderava ciò ardentemente”.

 

§3. SPIRITO DI DOLCEZZA E DI CONFIDENZA
La scelta di Alfonso Maria de’ Liguori da parte del ven. Lanteri fu favorita anche dal fatto che nella vita dimostrava la dolcezza che fu di san Francesco di Sales.
Nella lettera che Lanteri scrisse il 13 novembre 1818 a papa Pio VII, oltre a spiegargli come e perché fosse nata la Congregazione, volle precisare al Papa il perché della scelta di Alfonso Maria de Liguori, quale modello di confidenza.
Tra i vari motivi sottolineò come «la divina Provvidenza con particolare misericordia» portò il santo a scrivere opere che ispirano: “Una grande devozione a Maria Vergine, che è quanto abbisogniamo più par¬ticolarmente in questi tempi per combattere ogni errore e riuscire nella nostra impresa. Così la Congregazione degli Oblati di Maria elesse il beato Liguori per suo particolare protettore e modello; e però solleciti sono tutti gli individui d’uniformarsi in tutto alla sua dottrina ed al suo spirito, d’emulare ancora la sua devozione a Maria Santissima, ed il suo speciale attaccamento alla Santa Sede, e di seguirlo particolarmente nella predicazione dei Santi Esercizi, cui unicamente attendono, per meglio riuscirvi e ricavarne il massimo frutto”.
Nell’aprile 1819, Lanteri inviò una lettera a mons. Chiaveroti per chiarire l’«Idea degli Oblati di Maria Santissima, quanto alla dottrina che professano, alla pratica che seguono ed al genere di Istituto che hanno abbracciato». Nella missiva giustificò la scelta della teologia morale alfonsiana; tra gli argomenti avanzati uno fu questo:
“Questa Teologia morale non è soltanto il frutto di puro studio, ben lungo e penoso, perché fu fatica (come il Beato premette nella sua Istruzione pratica) di 15 anni in leggere e ponderare con occhio spassionato le dottrine di moltis¬simi autori anche dei più rigidi. Ma è pure il frutto dell’esperienza di 30 anni di confessioni e missioni, come ivi attesta. Nè mancò mai, prima di mettersi allo studio, di raccomandarsi a Dio e a Maria Santissima per non errare e di consultare ancora nei dubbi, come si legge nella sua vita e nella stessa sua opera, i primi teologi a Roma e a Napoli, e più di tutto la Sacra Congregazione come organo del Sommo Pontefice”.
Un altro argomento fu il seguente:
“I1 Beato Liguori oltre a somministrare in tante sue operette la materia ed il modo di predicare, di dare Esercizi e Missioni, e oltre a proporre eccellenti istruzioni per risvegliare lo spirito di Dio nei giovani ecclesiastici, l’istruzione e cura dei quali deve interessare chiunque ama veramente il bene della Chiesa e delle anima, somministra pure le armi contro tutti gli errori correnti, e dà il mezzo di precauzionale se stessi e gli altri da simile peste, con eccitare e promuovere in ogni modo ed occasione una devozione filiale e tenera verso Maria Santissima, la quale sola può bastare contro ogni eresia”.
Il ven. Lanteri, infine, concluse:
“Questi dunque sono i motivi per i quali - attesa anche la grande affinità dei mezzi e dei fini con il beato Liquori - s’indusse la Congregazione ad adottare insieme alla devozione particolare verso Maria Vergine ed all’attaccamento e sincera obbedienza alla Santa Sede, la dottrina ancora del medesimo e di eleggerlo per speciale Maestro, Protettore e Modello, per riuscire così a combattere più sicuramente i vizi ed errori, come si sono proposti di. fare”.

 

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§4. MAESTRO E PATRONO DELLA CONGREGAZIONE
In merito ad Alfonso Maria de’ Liguori, dopo la sua canonizzazione, il rettore maggiore Avvaro il 18 maggio 1838 domandò ed ottenne l’officio proprio con la messa in onore di sant’Alfonso Maria de’ Liguori concessa ai Redentoristi per il 2 agosto o per il primo giorno libero.
Nel terzo Capitolo Generale (1845), il primo dopo la canonizzazione di Alfonso Maria de’ Liguori, nella sessione quarta i capitolari stabilirono quanto segue: “¬Il Capitolo d’unanime consenso di tutti, sant’Afonso Maria de’ Liguori proclamò e riconobbe Maestro della Congregazione, e come tale lo propone tanto per la santità della vita quanto per la sodezza della dottrina”.
I Capitolari ci tennero a sottolineare che se “fra gli antichi teologi la nostra regola scelse a maestro san Tommaso, giudicò convenientissima cosa essere che fra recenti a secondo maestro venisse eletto sant’Afonso Maria de’ Liguori”.
Nella Sessione Quinta i Capitolari elessero sant’Alfonso Maria de’ Liguori a “Patrono di tutta la Congregazione”.
Nel 1887 gli Oblati solennizzarono con una novena in tutte le case della Congregazione il primo centenario della morte di sant’Alfonso “nostro speciale patrono e maestro”.

 

Padre Andrea Brustolon, omv