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Il sacramento della confessione


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Il sacramento della confessione Stampa E-mail

 

1. La confessione è un Sacramento di misericordia, onde bisogna accostarsi con animo lieto e pieno di fiducia. Insegna S. Francesco di Sales, che a chi si confessa ogni otto giorni basta un quarto d’ora d’esame, e meno ci vuole per il dolore. Basta anche più poco per chi si confessa più spesso; così il Santo.

2. Ancorché si dimentichino, o non si dicano alcune mancanze nella confessione, restano queste cancellate. Ecco un gran documento del Santo. Non bisogna inquietarsi quando non ci sovvengano i nostri mancamenti per confessarsi, perché non è credibile che un’anima, che fa spesse volte il suo esame, non lo faccia bene per ricordarsi i mancamenti che sono d’importanza. Non bisogna poi essere così teneri a volersi confessare di tante minute imperfezioni, dei piccoli e leggeri difetti; un abbassamento di spirito, un sospiro è bastante per cancellarli. Non dite dunque di avere peccati occulti, di cui non vi confessate: questa è arte del Demonio per inquietarvi.

3. Siate certa che quanto più vi esaminerete, tanto meno troverete. D’altro lato il molto esame stanca la mente, ed illanguidisce l’affetto.

4. Dopo la confessione rimanetevi tranquilla, e si proibisce assolutamente il dare luogo a qualunque timore per conto dell’esame o del dolore, o di qualunque altro motivo. Questi timori nascono dal nostro nemico, che cerca di amareggiarci un sacramento di conforto ed amore.

5. Dei peccati bisogna pentirsi, ma non turbarsi; il pentimento è effetto d’amore di Dio. Il turbarsi è effetto d’amor proprio; anzi nell’atto che ci pentiamo dei peccati di vero cuore, dobbiamo ringraziare Iddio di non aver fatto di peggio per sua misericordia; promettiamo poi una stabile emenda. Affidati solo alla divina Bontà, benché si cadesse mille volte al giorno, si deve sempre sperare e promettere una vera emenda. In un momento può fare Iddio, che le pietre diventino veri figliuoli d’Abramo, cioè gran Santi.

6. Il dolore dei peccati è posto nella decisione della volontà che detesta le reità passate, etc. e non vuole più ammetterne in avvenire. Per la vera contrizione dunque non fanno bisogno né lacrime né sospiri né sensibile commozione, anzi può essere in noi una santa e giustificante contrizione in mezzo alle più grandi aridità, che a noi sembrerà anzi insensibilità. Non entrate dunque in timore su questo punto.

7. Non fate mai sforzo alcuno per destare la contrizione, lo sforzo produce confusione ed oppressione di spirito, e non contrizione, anzi mettete il vostro cuore in gran pace. Dite amorosamente al vostro Dio che vorreste non averlo offeso, che col suo aiuto non volete offenderlo più: eccovi contrita. La contrizione è un effetto d’amore, e l’amore opera sempre tranquillamente.

8. Dice S. Francesco di Sales che l’atto di contrizione si fa in un momento, cioè con due rapide occhiate: l’una a noi, detestando il peccato, l’altra a Dio, promettendo emenda e sperandola dal suo aiuto.

9. Voi dite che vorreste avere la contrizione, ma non la potete averle. Risponde S. Francesco di Sales: 1) è un gran potere il poter volere; 2) il desiderio della contrizione è segno che vi è la contrizione. Il fuoco che è sotto la cenere, non si sente, non si vede, ma il fuoco esiste.

10. Dio non vi lascia conoscere la vostra contrizione per darvi il merito dell’ubbidienza, che vi dice di vivere tranquilla. Credete dunque umilmente, ubbidite generosamente, ed avrete una doppia corona. I Santi più grandi talvolta credevano di non avere né contrizione, né amore, ma nelle loro tenebre seguivano la luce dell’ubbidienza con eroica sommissione.

11. Non crediate di non essere contrita, né di confessarvi male, perché ricadete nelle stesse mancanze. Bisogna distinguere le mancanze. Quelle che nascono da una maliziosa volontà che ama il peccato, che vuole peccare, e continuare nel peccato si hanno da togliere vigorosamente. Ma le mancanze che nascono da sorpresa, da debolezza, da infermità, ci accompagneranno in qualche parte sino alla morte: di certi difetti, dice il nostro Santo, sarà molto il poter esserne privi un quarto d’ora prima di morire; ed altrove, bisogna soffrire i difetti del prossimo, ma anche i difetti nostri, ed aver pazienza nel vedersi imperfetti. Cerchiamo l’emenda, ma con pace e senza ansietà, perché non si può divenire Angeli prima del tempo 

12. Allontanate il timore d’aver omessi dei peccati nelle confessioni generali o particolari, o di non averli dichiarati a dovere. Eccovi ciò che dice un grande Teologo. La Chiesa che è interprete dei voleri di Cristo, nelle nostre confessioni ricerca una integrità sacramentale, non materiale; la prima consiste nel confessare tutti i peccati, dei quali ci ricordiamo dopo un ragionevole esame proporzionato allo stato attuale dell’anima nostra. La integrità materiale consiste nella materiale dichiarazione di tutti i peccati da noi commessi, e del numero loro, e delle circostanze senza nulla omettere. La Chiesa esige la prima integrità, perché questa non supera le nostre forze, ma non esige la seconda, sapendo benissimo, che per quanto ci esaminiamo, sempre si fugge alcuna cosa, o sopra i peccati stessi, o sul numero, o sulle circostanze. Insomma ella non domanda ai fedeli, che una dichiarazione umile e sincera di tutto quello che loro viene in mente dopo un’opportuno esame, intendendo che la buona volontà dei penitenti supplisca allora all’involontario difetto di memoria. Fin qui il saggio Teologo.

13. Voi avete soddisfatto abbondantemente all’integrità sacramentale, onde cacciate tutti i timori e dubbi, come vere tentazioni.

14. Ritenete ancora, che quando a voi sembrasse di non aver fatte le opportune diligenze per l’esame, il confessore prudente ha supplito colle sue interrogazioni.

 

Spi,2368b:T6

 

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