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Vivere alla presenza di Dio


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Vivere alla presenza di Dio Stampa E-mail

 

1. La presenza di Dio è un mezzo da Dio stesso perfetto. Bisogna però procurare questa santa presenza con dolcezza, e senza sforzo o legame. Iddio della pace vuole tutte le cose fatte pacificamente, e per via di amore.

2. Solo in Cielo penseremo continuamente a Dio, ma nel mondo non è possibile: le occupazioni, le indigenze, la fantasia ce ne distraggono. Non bisogna dunque voler essere Angeli e Beati prima del tempo.

3. Credono alcuni di non avere la presenza di Dio, perché non pensano a lui; questo è un errore, se non pensate a Dio, operate per Dio in virtù del precedente indirizzo: è l’opera più pregevole del pensiero. Mentre il mendicante e lo speziale appresta la medicina per l’infermo, forse non pensa all’infermo, pure per lui opera e fatica, e la sua opera più giova e più piace all’infermo, che non il suo pensiero. Mentre voi studiate, leggete, mangiate, discorrete, non pensate a Dio, ma operate per Dio, e tanto basta per essere tranquilli, e meritare in ogni cosa. S. Paolo non dice di mangiare, di bere, e di operare col pensiero a Dio, ma coll’intenzione a Dio di glorificarlo ed ubbidirlo, il che si fa coll’indirizzo della mattina, o con altri atti di religione.

4. Bisogna spesso usare le orazioni giaculatorie. Queste suppliscono alla mancanza di tutte le altre orazioni, e tutte le altre non suppliscono alla mancanza di queste. Leggete con attenzione la Filotea parte 2a, cap. 13 “Delle aspirazioni ed orazioni giaculatorie, e buoni pensieri”.  

5. Le vostre giaculatorie poi siano d’ordinario di confidenza, e di amore, e senza sforzo.

6. Se passa del tempo notabile senza ricordarvi di Dio, o aspirare a lui, non vi turbate. Il servo ha fatto il suo dovere con merito quando ha fatto il volere del padrone, benché non abbia pensato al padrone. Ritenete sempre che più si pregia l’opera del pensiero, e che il pensiero è fatto per l’opera, non l’opera per il pensiero.

 

Spi,2368b:T4

 

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