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Preghiera


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1. Bisogna amare la meditazione, farla spesso sulla Passione di Gesù Cristo, cavandone soprattutto umiltà, pazienza, carità.

2. Se nella meditazione, o in altre preghiere abbiamo aridità, non bisogna turbarsi, né credere che Dio sia sdegnato con noi, anzi l’orazione avida d’ordinario è la più meritoria, piace meno a noi ma piace di più a Dio. Ricordiamoci che anche Gesù Cristo ha orato all’orto tra le agonie di morte.

3. Vi sembra talvolta d’essere in chiesa, e nell’orazione come una statua ed un candeliere. Ma ricordatevi che anche le statue sono di ornamento nelle case dei principi, come voi lo siete nella casa di Dio, ed i candelieri sono d’ornamento sull’altare. È sempre grande onore e felicità il solo potersi presentare davanti a Dio.

4. Quando voi con cognizione e con malizia non ammettete attualmente le distrazioni, non dovete fare ulteriori esami sulla cagione di esse per non inquietarvi inutilmente. Da qualunque parte vengano, cavatene invece motivo di merito coll’abbandonarvi tra le braccia di Dio. S. Francesco di Sales disse: “Ricevo in pace quello che mi manda il Signore. Se sono consolato, bacio la destra della sua misericordia, se arido e distratto, bacio la sinistra della sua giustizia”. Questo è il metodo migliore, perché come dice il Santo: “Chi ama l’orazione deve amarla per amor di Dio, e chi l’ama per amor di Dio non ne vuole né più, né meno di quello che vuole Iddio, e quello che a noi avviene è appunto quello che è voluto da Dio”.

5. Bisogna ritenere la seguente istruzione di S. Francesco di Sales; sarà fare bene orazione il tenersi in pace ed in tranquillità nella presenza di nostro Signore, o sotto i suoi occhi senz’altro desiderio, né pretesa, che d’essere con lui, e di renderlo contento...

6. Molti non fanno differenza tra Dio ed il sentimento di Dio, tra la fede ed il sentimento della fede, il che è un grandissimo difetto. Pare loro, che quando non sentono Dio, non siano alla sua presenza, e questa è una grande ignoranza, perciocché una persona che va a patire il martirio per Dio, non penserà in quel tempo a Dio, ma solo alla sua pena, ed ancorché non abbia il sentimento della fede, non lascia però di meritare in virtù della sua prima risoluzione, e fare un atto di grandissimo amore. Vi è gran differenza tra essere al presenza di Dio, e avere il sentimento della sua presenza.

7. Le orazioni vocali devono essere poche, ma fervorose. Non è il molto cibo, ma il cibo ben digerito che dà vigore. Più vale un solo Pater noster od un breve salmo detto tranquillamente e con affetto, che molte corone ed offici recitati così affrettamente ed ansietà.

8. Se recitando orazioni vocali, che non sono d’obbligo, Dio v’invita invece a meditare, seguitene l’impulso, perché fate un cambio migliore.

9. Bisogna andare all’orazione con raccoglimento e con pace, ma senza ansietà. La grande ansietà che avete nell’orazione di trovare qualche oggetto che consoli il vostro spirito, basta per fare che non troviate mai quel che cercate. Quando uno cerca con gran fretta ed avidità una cosa perduta, la toccherà colle mani, la vedrà cogli occhi cento volte, e non se ne accorgerà mai. Da questa vana ed inutile ansietà non ve ne può derivare altro che una grande stanchezza di spirito, e da questa una grande freddezza e stupidità dell’anima.

10. Non aggravate mai il vostro spirito con la troppa orazione sia vocale o mentale. Quando lo spirito sente noia o stanchezza, bisogna, se si può, interrompere o sospendere l’orazione, e sollevarsi alcun poco con qualche altra occupazione o discorso, od altro mezzo opportuno, e dopo ricondursi all’orazione. Questo è un gran documento che danno San Tommaso ed i Padri più illuminati, che bisogna praticare stabilmente. Dalla stanchezza di spirito, come udiste, ne viene noia, freddezza e stupidità nell’anima.

11. Non ripetete mai le orazioni, sebbene vi sembra d’averle dette con la mente svagata; non potete credere a che angustie può condurvi quest’uso di ripetere, che assolutamente vi proibisco. Voi avete abitualmente desiderio d’essere raccolta nell’orazione, e questo basta. Dio premia il desiderio ugualmente che l’opera.

12. Non dovete pur ripetere l’orazione, ancorché vi vengano pensieri contrari a quello che dite o meditate o contrari a Dio, anzi seguitela tranquillamente, come se nulla fosse, senza punto rispondere ai cani d’Inferno, che possono latrare, ma non mordere: il Demonio è un formidabile gigante con chi lo teme, ed un fanciullo imbelle con chi lo dispregia.

13. Sebbene passaste tutto il tempo dell’orazione nel ritirare la mente dalle tentazioni, e svagamente senza poter concepire un santo pensiero, voi, dice il nostro Santo, avete fatto un’orazione tanto più meritoria quanto più fu dolorosa per voi, la quale vi rese simile a Cristo orante nell’orto, e sul Calvario. Ricordatevi che è sempre meglio il pane senza zucchero che lo zucchero senza pane; che dobbiamo cercare il Dio delle consolazioni, non la consolazione di Dio; che per essere grandi in Cielo, bisogna ora patire con Gesù, e per Gesù.

 

Spi,2368b:T3

 

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