fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
Le tentazioni


Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates

Le tentazioni Stampa E-mail

 

1. Se siamo tentati, è segno che Dio ci ama, dice lo Spirito Santo. I più amati da Dio furono i più tentati. Disse l’Angelo a Tobia: Perché eri accetto al Signore fu necessario che la tentazione ti provasse.

2. Non domandate d’essere liberata dalla tentazione, ma domandate la grazia di Dio e la sua santissima volontà: chi ricusa di combattere, ricusa d’essere coronato. Fidatevi di Dio, e Dio sarà in voi, e con voi, e per voi.

3. Le tentazioni sono dal Demonio e dall’Inferno, ma l’afflizione che in esse provate è da Dio e dal Paradiso. Le madri sono di Babilonia, ma le figliuole di Gerusalemme. Disprezzate dunque le tentazioni, ed abbracciate l’afflizione con cui Dio vuole purificarvi e coronarvi.

4. Lasciate che soffi il vento, e non crediate che il rumore delle foglie sia lo strepito delle armi. È certo che un padre infinitamente amoroso, quale è Dio, non permette che i suoi figliuoli siano tentati, se non per loro merito e corona.

5. Quanto più dura la tentazione, tanto più è segno che non avete consentito. Dice pur bene S. Francesco di Sales: Se il Demonio seguita a battere alla porta del vostro cuore, è segno che non cè entrato. Il nemico non fa strepito d’armi, né muove battaglia intorno a quella fortezza, che è già in suo potere.

6. Voi temete d’essere vinta nell’atto che siete vincitrice. Nasce il vostro timore dal confondere il senso col consenso, l’immaginazione colla volontà; il sentire la tentazione, col consentire alla tentazione; l’immaginazione d’ordinario non dipende dal nostro volere. Era S. Gerolamo nel deserto, e la sua fantasia lo portava sforzatamente a vedere le donne romane che danzavano, aveva il corpo freddo per le penitenze, e portava nel seno un molesto incendio per il fuoco della concupiscenza. Ma il Santo in queste feroci battaglie pativa, ma non peccava, era afflitto, ma non colpevole, anzi quanto più pativa, tanto più meritava.

7. Diceva perciò S. Antonio abate: Vi vedo, ma non vi guardo. Vi vedo, perché la fantasia rappresenta ancora quello che non si vuole, ma non vi guardo, perché la volontà non lo accetta, né le gradisce. Il peccato, dice S. Agostino, è tanto volontario, che se non è volontario, non è peccato. Il diletto del senso, e la forza della fantasia sono talvolta sì veementi, che sembrano assorbire l’assenso della volontà. Ma non è così. La volontà patisce, ma non consente, è combattuta, ma non vinta.

8. Più volte Iddio non vi lascia conoscere di non avere acconsentito alle tentazioni, affinché stiate a quanto vi dice l’ubbidienza. Quando dunque il Direttore vi dice che non consentite, o non avete consentito, dovete crederlo immancabilmente, e tranquillarvi senza temere o che egli non v’abbia ben intesa e conosciuta, o che non vi siate interamente spiegata. Questi sono artifici del Demonio per sottrarvi al merito dell’ubbidienza; se si dovesse badare a questi timori, ogni atto di ubbidienza sarebbe deluso, incerto, né più si guarderebbe Dio nella persona del Direttore.

9. Per commettere peccato mortale, ci vogliono tre cose: 1o materia grave, 2o piena cognizione dell’intelletto, 3o piena malizia della volontà. Questi riflessi serviranno a tranquillare il vostro cuore, quando vi verrà timore d’aver peccato, perché in un’anima, che teme Iddio, non si combinano queste condizioni, ma la tranquillità più stabile deve trarsi dall’ubbidienza.

10. Nelle tentazioni contro la fede e la purità non vi trattenete a fare atti contrari direttamente, ma data un’occhiata amorosa a Dio, occupatevi in cose esterne, e proseguite a fare ciò che avete alle mani, senza punto turbarvi, né rispondere al nemico, come non foste tentata. Così conserverete la pace del cuore, ed il Demonio sarà confuso, ancorché le tentazioni durassero tutta la vita, non vi turbate; crescerà la vostra corona, siate solo ferma nel disprezzare la tentazione ed il tentatore. Notano i più dotti Teologi e padri di spirito, che il disprezzo della tentazione è un atto contrario di opera.

 

Spi,2368b:T2

 

Area riservata