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Gli esercizi spirituali ignaziani


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Gli esercizi spirituali ignaziani Stampa E-mail

 

Il Lanteri, guidato dallo Spirito a sentire fortemente l’esigenza, nella Chiesa, di un mezzo pratico, accessibile alla gente di tutte le condizioni sociali (1), ed efficace, per aiutare tutti a far «far rivivere la fede, e riformare i costumi» (2), sceglie – anche in forza della propria esperienza spirituale – gli esercizi spirituali.

«... gli esercizi di S. Ignazio non consistono solamente nel passare alcuni giorni nella quiete dell’orazione, e nell’impiegare maggior tempo per attendere a Dio solo ed all’anima sola, ma consistono nel meditare una serie di verità, non comunque una dopo l’altra, ma una in conseguenza dell’altra, le quali unite con ordine

- presentano all’intelletto un’istruzione adattata, a ciascuno, e come completa di quanto si ha principalmente da credere ed operare verso Dio, il prossimo, e se stesso, e una vera fonte di verità e miniera inesauribile di sapienza divina;

- e presentano alla volontà, quanto al passato, una macchina potentissima per espugnare il cuore, ed un metodo efficacissimo per purgare l’anima dalle ree affezioni con farle conoscere, piangere e confessare; quanto al presente, una scienza pratica per avanzarsi con l’imitazione delle virtù quotidiana ed eroiche di Gesù, e un metodo canonico, ossia approvato dalla Chiesa per santificarsi grandemente; quanto all’avvenire, un piano di riforma interna ed esterna che dura.

Insomma gli Esercizi di S. Ignazio sono, in genere, uno strumento potentissimo della Divina Grazia per la riforma universale del mondo, ed in particolare, un metodo sicuro per ciascuno di farsi santo, gran santo, e presto» (3).

Ecco un altro brano nel quale il Lanteri descrive l’efficacia degli esercizi in ordine alla santificazione:

Cos’è farsi santo? È distruggere l’uomo vecchio e vestire l’uomo nuovo...; si debbono dunque lavare le macchie del peccato; si deve ristabilire la somiglianza, l’immagine di Dio, la quale consiste non nel somigliargli nell’onnipotenza, Sapienza, immensità, ma nella santità, cioè nel rendersi modello delle sue virtù...  

- Essere santo vuol dire, quanto alla memoria  (4), dimenticarsi di tutto il creato e non occuparsi che di Dio, trovare Dio in tutti gli avvenimenti, vedere Dio in tutte le cose, riferire tutto a Dio, essere sempre fisso in Dio, rassomigliare così a Dio stesso che sempre si occupa di se stesso, si compiace di se stesso, è beato di se stesso.

- Essere santo vuol dire, quanto all’intelletto, disprezzare tutte le cose terrene, stimare solo le eterne per venire così a stimare niente, disprezzare niente altro che ciò che stima o apprezza Dio stesso, e uniformare così i nostri giudizi con quelli di Dio, i quali soli sono giusti ed infallibili.

- Farsi santo vuol dire, quanto alla volontà, raddrizzare i suoi desideri e timori, cioè non desiderare né temere che l’eterno; non essere soggetto alle sue prave inclinazioni che fanno che l’uomo desideri o tema ciò che non deve né desiderare né temere, per essere inoltre [pronto a] tenere lontano dal cuore ogni perturbazione o mutazione, essendone la causa di queste il desiderio o il timore di cose terrene, e così venire ad avere un cuore quieto, tranquillo e immutabile... Ora tutto ciò si opera nei S. Esercizi.

Più ancora farsi gran Santo vuol dire essere disposto a praticare sempre nelle occasioni, atti eroici di fede, di speranza, di carità verso Dio, verso il prossimo, avere sempre per fine del suo pensare, parlare, operare la Maggior Gloria di Dio. Ora anche a questo ci portano i Santi Esercizi. [...]

Dunque lo scopo di questi Esercizi si è farci Santi, gran Santi e presto; e noi dobbiamo corrispondervi perché Dio lo merita, la vocazione lo esige, il mondo ne abbisogna e vi entra il nostro interesse.  [...] Chi ci può essere utile fuori di lui fonte e sola fonte d’ogni bene? È ingratitudine enorme dunque non farsi santo» (5).



(1) Cfr. Org 8070: T2.

(2) Org, 7203: T1.

(3)  Pre, 2392b: T4.

(4) Intelletto, memoria e volontà sono, secondo la teologia scolastica, le tre potenze dell’anima.

(5) Pre, 2307: T2,1-3.

 

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