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Come il venerabile Lanteri si è preparato al Paradiso


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Come il venerabile Lanteri si è preparato al Paradiso Stampa E-mail

 

Il ven. Pio Bruno Lanteri non solo è vissuto bene; si è anche preparato al distacco, al passaggio alla vita eterna. Come? Anzitutto pensando al Paradiso. Chiedeva: «Quale sarà lassù la magnificenza di Maria Vergine Santissima, Madre di Dio, Regina del Cielo? Quale sarà la sua magnificenza in Cielo, dove da sola sorpassa in gloria, maestà e bellezza tutti gli Angeli e i Beati assieme? Diletti, lascio a voi l'immaginarvelo, perché io non so esprimermi e vivo ansioso di vederla presto quella mia cara Madre».

Del resto aveva imparato ad abbracciare la croce ed a crescere nella scienza di Gesù Crocifisso. É questo il titolo che il sacerdote gesuita Jean-Nicolas Grou (1731-1802) diede a un suo testo edito a Parigi mentre stava per scoppiare la Rivoluzione: La scienza del Crocifisso. Tale libro tornò spesso nelle mani del nostro fondatore.

Ecco che nel suo ultimo anno di vita visse in profondità la settimana santa. Il 9 aprile 1830, Venerdì Santo, nella comunità degli Oblati a Pinerolo (Santa Chiara), presso l’altare del Cuore Immacolato, sovrastato dall’immagine di sant’Alfonso in levitazione mentre parla delle glorie di Maria, fu messo il Crocifisso per l’adorazione. Anche il ven. Lanteri si fece accompagnare in chiesa da fratel Pietro Gardetti (1808-1883). La gente era in attesa della predica della Passione. Il fondatore si tolse con fatica le scarpe e fece l’adorazione, tenendosi a breve distanza, «poi si avvicinò al Crocifisso e lo baciò con ammirazione di quanti lo videro, dimostrandomi nell’uscire di chiesa –ha scritto fratel Pietro? una gran contentezza di avere compiuto quell’atto di religione».

In questo modo Lanteri ha vissuto quelle parole che aveva a suo tempo scritto in Appunti di discorsi sull’Assunta: «ci presenteremo una volta di più davanti all’altare di Maria, pregandola di poter sempre vivere da veri seguaci del Crocifisso, supplicandola della sua speciale assistenza nella nostra morte ed ella ?essendo morta di puro amore? ci ottenga di morire nell'amore».

Agli occhi di alcuni, un anziano sacerdote che si avvicina scalzo alla croce per baciarla, fa la figura di uno stupidello, sull’esempio di Gesù che fu deriso e preso per pazzo da Erode (Lc 23,11). La comprensione della Croce e della vicinanza di Maria, invece, ha dato al ven. Lanteri una chiave di lettura particolare del dolore e della sofferenza ed un grande distacco dai giudizi superficiali e mondani. Il fondatore comprese il valore che la sofferenza vissuta con Cristo ha agli occhi di Dio Padre: essa non va letta nell’ambito irrazionale del destino ma come parte del Suo piano di amore.

Il santo piemontese Paolo della Croce ha evidenziato: «L’amore è una virtù unitiva e fa proprie le pene dell’amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l’amante nell’Amato e unisce in modo così sublime l’amore con il dolore, il dolore con l’amore, da formare un insieme di amore e di dolore, tanto unito che non si distingue né l’amore dal dolore né il dolore dall’amore. L’anima amante, gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore».

spiritualita 3-2013

Aiutato dalla devozione al Sacro Cuore di Gesù, che «tanto ha amato gli uomini ma non riceve che ingratitudini ed oltraggi», il fondatore entrò nel grande filone penitenziale-riparatore aperto a Paray-le-Monial (1673-1675), ripreso da santa Caterina Labouré con la medaglia miracolosa (1830), poi continuato con un crescendo impressionante a La Salette (1846), a Lourdes (1858) e a Fatima (1917). La rivelazione del culto del Sacro Cuore ha aiutato a prendere coscienza della realtà della presenza di Cristo nella vita delle anime.

Ogni autentico discepolo di Cristo corre con tutto il trasporto dell’anima dietro la Croce, preso dalla «follia della Croce» ch’è la follia dell’amore per Gesù Cristo, crocifisso per noi. Del resto, come evidenziò Giulia di Barolo scrivendo il 21 settembre 1848 alla Comunità delle Maddalene di Torino: «Non si vede la Madonna al trionfo di Nostro Signore a Gerusalemme, ma bensì ai piedi della Croce. Al suo esempio amiamo dunque la Croce».

Con grande serenità e pazienza il fondatore sopportò il dolore fisico e le malattie, e intanto continuò tenacemente a svolgere il proprio ministero. La sofferenza e la mancanza di salute portarono la sua anima a esperimentare il nulla della vita, i suoi miraggi e il vuoto dei suoi piaceri, per concentrarsi nell’unica cosa di cui c’è bisogno (Lc 10,42). Cercò di fare riflettere su questi concetti anche le persone a lui affidate mediante la meditazione della morte. Divenuto anziano, affrontò i viaggi e gli spostamenti necessari per la fondazione della Congregazione e proseguì nella missione fino a che il Signore gli diede le forze. Il 19 luglio 1828 padre Lanteri poté recarsi a Torino, dove lo aspettavano tanti amici, ma nel ritorno fece una caduta che lo ferì al ginocchio e lo obbligò a stare a letto per qualche giorno. Ed anche questo associa al mistero della Croce.

Nei suoi testamenti si vede la prontezza a presentarsi davanti al Signore, a restituirGli la vita che gli aveva dato: una prontezza serena, convinta, totale. Non aveva paura della morte e anche a Pinerolo stette ogni giorno a colloquiare a lungo con Gesù Eucaristia.

Guardandolo in quei momenti, si capiva perfettamente quanto afferma san Paolo, su come sopportare la sofferenza per completare ?per il corpo di Cristo che è la Chiesa? ciò che manca ai patimenti di Cristo (cfr. Col 1,24).

Padre Gastaldi riferisce:

«Frequentissime erano le giaculatorie che lungo il giorno e nella notte rivolgeva a Gesù Sacramentato, ma in modo speciale utilizzava la seguente che mostra il suo amore per Gesù e allo stesso tempo la fame insaziabile che aveva di Lui: “Oh buon Gesù, ho sete di te” (Jesu bone sitio Te) o più breve ancora, con gli occhi fissi al tabernacolo: “Ho sete, ho sete” (Sitio, sitio). Alcune volte si rivolgeva a Maria Santissima e come figlio affamato le diceva: “O Vergine Santa, sazia la mia fame con il darmi le carni del Tuo e mio Gesù. Vergine Maria, saziami”

Anche padre Raffaele Melis (1886-1943), un anno esatto prima di essere ucciso, scrisse questa preghiera: «Bone Jesu, sitio Te. Virgo Maria, satia me».

Nel momento che la Croce cominciò a togliere le forze al fondatore, Maria ?sua Madre? fu presente in un modo unico. E visse il trapasso con totale abbandono nelle mani della Madonna.

Della morte il ven. Lanteri ne parlò spesso nei suoi scritti spirituali, sia personali sia destinati ai suoi penitenti. E ne parlò con naturalezza, con semplicità, alla luce della fede, senza drammi e spaventi fuori luogo. Così lo aveva fatto anche parlando della sua morte. Le molte e fastidiose malattie a cui andava soggetto e da cui nessun medico era mai riuscito a liberarlo completamente, gli facevano vedere la morte più vicina, gliela rendevano familiare, quasi caro e gradito il pensiero, per cui si era prefisso di «avere sempre gli interessi temporali aggiustati in caso di morte». E si propose: «Confessarmi ogni settimana come se fosse l’ultima volta e dovessi morire subito dopo: motivo del dolore sarà il peccato considerato come offesa di Dio creatore, di Dio redentore, di Dio santificatore».

Papa Pio VIII (1829-1830) il 3 marzo 1830 scrisse nella Costituzione Apostolica Praesentissimum sane: «Non vi è alcuno che, essendosi rifugiato pieno di confidenza presso Maria, non abbia sperimentato la potenza del suo patrocinio. Ella è nostra Madre, madre di pietà e di grazia, madre di misericordia, alla quale siamo stati affidati da Cristo morente in croce, affinché, come Gesù si è rivolto al Padre suo a favore nostro, così Maria si rivolga a suo Figlio a favore nostro».

Per tutta la sua vita Pio Bruno toccò con mano la dolce maternità di Maria. In un testamento posteriore al 1816, il Ven. Lanteri scrisse: «Raccomando l'anima mia alla Santissima Trinità, al Sacro Cuore di Gesù, alla Beatissima Vergine Maria che mi fu sempre tenera Madre, a sanLuigi, sanFrancesco Saverio, al mio Angelo Custode, al beatoAlfonso de Liguori, a tutti i Santi ed Angeli del Cielo che spero presto di vedere come fratelli in Paradiso, alle preghiere della Santa Cattolica, Apostolica e Romana Chiesa nel cui seno m'intendo e voglio vivere e morire, ed a quelle del mio Esecutore testamentario, e di tutti i miei parenti ed amici».

Così il 6 aprile 1826, prima di partire per Roma, per ottenere l’approvazione degli Oblati, scrisse il seguente testamento: «Raccomando la mia anima alla SantissimaTrinità, a Maria Santissima, mia cara Madre, a sanGiuseppe, a sanMichele, al mio Angelo Custode, a sant’Ignazio, al beatoAlfonso de’ Liguori e a tutti i Santi e Angeli del Cielo, ed alle preghiere del mio erede, ed amici, e di tutta la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, nel cui seno ho sempre voluto e voglio vivere e morire».

Nella fondazione pinerolese gli Oblati si avvidero subito della sua cattiva salute e compresero che il ven. Lanteri poteva essere conservato loro grazie all’intercessione di Maria. Il 26 ottobre 1828 padre Ferrero scrisse a Loggero: «Da ieri in qua egli si trova molto indebolito nei piedi e nello stomaco. Preghiamo però il Signore e Maria Santissima che ci concederanno la grazia».

Il ven. Lanteri invitò ad amare Maria come mamma, a confidare tutto in Lei, a difenderla, a invocarla e ad ispirarne la devozione. Prima di morire raccomandò agli Oblati tra le cose più importanti, la devozione a Maria Santissima. Padre Dadesso ha scritto nella cronaca al 27 luglio 1830: «Vedendosi aggravare sempre più il male del prelodato nostro Padre e Fondatore, diede egli la benedizione ai suoi figli prostrati intorno al suo letto, e loro raccomandò la carità e l’osservanza della Regola e Costituzioni e la devozione a Maria Santissima».

Il ven. Lanteri amava rivolgere a Maria la seguente preghiera che faceva parte dell’inno per l’ora media del piccolo ufficio della Beata Vergine Maria: «Maria, Madre di grazia, /Madre di misericordia, /proteggimi dal nemico /e nell’ora della morte accoglimi».

Dai documenti di archivio risulta che abbia applicato tale supplica anche al termine di una meditazione sulla morte e in alcuni suggerimenti per un giorno di ritiro dedicato alla riflessione sulla morte. Di fatto essa fu inserita nel Rituale Romanum di papa Paolo V, nell’Ordo commendationis animae, e precisamente tra le preghiere da suggerire all’orecchio del moribondo nel momento in cui stava esalando gli ultimi respiri. Ancora oggi ad essa è concessa l’indulgenza parziale.

P. Andrea Brustolon, omv

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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