fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
fuga mobilya
Credere in Gesù Cristo, salvatore del mondo


Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates

Credere in Gesù Cristo, salvatore del mondo Stampa E-mail

Continuiamo il nostro discorso sulla fede iniziato nel precedente numero. Oggi vorrei dirvi due parole sul contenuto della fede che professiamo. In sintesi, cosa noi crediamo quando diciamo di essere credenti, cristiani, cattolici? Qual è il cuore della nostra fede? Cosa comporta il credere in Gesù Cristo Salvatore del mondo?

Innanzi tutto diciamo che esistono due condizioni preliminari alla fede in Gesù Cristo, che sono:

1) Credere in Dio. Se non si crede in Dio, come credere in Gesù che si pone davanti a noi come il Figlio di Dio e Dio insieme al Padre nell’unico loro Amore?

2) La consapevolezza di essere poveri peccatori. Gesù, infatti, si presenta a noi, come dice il suo stesso nome Gesù [=Dio che salva], come il Salvatore del mondo, Colui che è venuto a cercare ciò che era perduto (cf Lc 19,10), Colui che è stato mandato «per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).

Oggi è importante precisare questo, perché si diffonde sottilmente una mentalità secolare che non sa più riconoscere Dio e il suo mondo trascendente, rinchiudendo ogni cosa in un panorama strettamente e unicamente terreno. Insieme al diffondersi di questa mentalità atea, si diffonde parimenti una mancanza del senso del peccato. Senza credere in Dio e senza sentirsi peccatori cosa potrà mai dire al mio cuore la persona di Gesù Cristo? Nulla.

Detto questo cerchiamo ora di trovare alcuni elementi essenziali del contenuto fondamentale della nostra fede in Gesù Cristo.

p armando 2 2013

Se leggiamo il Vangelo vediamo come il Signore Gesù si presenta sempre come inviato dal Padre, rivelatore del Padre. Accogliere nella fede Gesù Cristo significa innanzi tutto accogliere Dio come il Padre, il Padre suo e Padre nostro (cf Gv 20,17).

«Il Padre vi ama» (Gv 16,27), il Padre pensa a voi ancora di più di come pensa ai gigli del campo e agli uccelli del cielo (cf Mt 6,25-34), tanto ci vuol bene che ha pure contato quanti capelli abbiamo sul capo (cf Mt 10,30). Lui stesso, Gesù, è il segno più grande e significativo del fatto che il Padre ci ama, non poteva infatti amarci di più di come ci ha amato dando a noi suo Figlio (cf Gv 3,19).

Dunque aver fede significa per prima cosa credere di essere amati dal Padre, che il Padre ci guarda con amore, ci pensa con amore. E questo non solo da adesso o da qualche tempo, ma dall’eternità. Credere che per noi, da parte Sua, ci sono disegni, «progetti di pace e non di sventura» (Ger 29,11) e che dall’eternità mi ha pensato, disegnato nel suo Cuore di Padre perché fossi bello e santo al suo cospetto nell’amore di figlio (cf Ef 1,4).

Vedete bene che questa fede non è facile, soprattutto quando si ha la vita segnata dalla sofferenza, dall’umiliazione, dalla sventura, dalla solitudine, dal lutto, dall’incomprensione, dalla sconfitta e dal fallimento. Non è facile credere! Credere in Dio è semplice, basta avere una coscienza retta, una intelligenza sincera che non può non arrendersi di fronte all’esigenza di un Creatore che regga il creato, ma credere in Dio, Padre amoroso del Signore nostro Gesù Cristo e Padre nostro, non è facile!

Per questo il suo Figlio Unigenito tanto bello e tanto buono ha voluto non solo farsi uomo, ma farsi ultimo, attraversato da ogni parte dalla sofferenza, dall’umiliazione, dalla sventura, dalla solitudine, dall’incomprensione, dalla sconfitta e dal fallimento: chi più sofferente di Lui che muore umiliato, sputacchiato, spogliato e deriso, nudo e morto? Chi più fallito di Lui che pochi giorni prima le folle osannavano? Chi più, apparentemente, non amato dal Padre di Lui che muore abbandonato dal Padre: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). Eppure Lui è l’Amato: «Questi il mio Figlio, l’Amato!» (Mt 3,17) e tutta la sua passione è risposta a questo amore e insegnamento a noi di come il Figlio ama il Padre. Infatti, Giovanni racconta che quando Gesù si alzò dal cenacolo per andare al Getsemani dirà agli apostoli: «Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco. Alzatevi, andiamo via di qui» (Gv 14,31) e uscirà per andare incontro alla sua ignominiosa e infamante passione.

Aver fede in Gesù significa dunque per prima cosa credere incondizionatamente all’amore eterno e potente del Padre che mi accompagna in ogni situazione lieta e triste della mia vita. Credere che c’è nascosto amore in ogni cosa, in ogni luogo, in ogni evento, amore spesso nascosto che solo una fede viva può rivelare.

Per seconda cosa, credere in Gesù significa credere nel Suo amore per me, credere che veramente Gesù ama me: per me si è fatto uomo, per me ha predicato, per me è stato torturato e crocifisso in mezzo agli sputi e alle derisioni, per me Lui «il più bello tra i figli degli uomini» (Sal 45,3), Lui, «l’Amato» dal Padre, si è fatto sfigurare e denudare, per me si è fatto trafiggere, per me è morto, per me è risorto!

Credere nel suo amore significa credere ad un amore potente, unico, strabiliante e inimmaginabile con cui siamo stati amati da Lui che ci ha strappato di dosso il peccato e tutto ciò che di brutto possedevamo per scambiarlo con la sua figliolanza e divinità: Misterioso scambio in cui siamo redenti, dice la liturgia in più luoghi.

Misterioso scambio! È la rivelazione della misericordia, è il regalo del Padre che non poteva amarci più di così (cf Gv 3,16)!

Ma, così com’è difficile credere all’amore di Dio Padre perché non sappiamo riconoscere il suo amore nascosto, così pure è difficile credere all’amore del Figlio, perché ci appare troppo esagerato e assolutamente immeritato, gratuito. Non possiamo essere veramente amati così, è un favola, un sogno! No, non è un sogno, non è una favola! È fede, solo fede, fede che può sgorgare solo da un cuore umile, piccolo. Infatti se non sei piccolo e umile non puoi avere questa fede: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).

Un amore sempre pronto al perdono, un amore sempre pronto a ridare fiducia, un amore che non si arrende di fronte alle nostre ripetute sconfitte e ricadute, un amore che verginizza l’impuro, che rende forte il debole, che fa’ nuova ogni cosa vecchia, che dona nuova vita a chi è morto e questo non una volta sola, ma sempre! Quant’anche fossimo ricaduti centomila volte e ogni volta ci volgiamo a Lui con fiducia, Lui ci risponderà: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».… ecco io faccio nuove tutte le cose!» (Mt 9,2; Ap 21,5). Che bello! E questo è tutto vero! È fede! Ed è anche amore! Sì, è anche amore! Il primo atto di amore per Dio è il nostro atto di fede in cui crediamo al suo amore e diamo così gioia al cuore di Gesù. Infatti, cos’altro può desiderare Gesù che è «Verità» (Gv 14,6), se non di essere creduto?

Infine vi è il terzo elemento fondamentale della nostra fede in Gesù, la prima era credere all’amore eterno del Padre; la seconda credere all’amore con cui sono stato amato nel tempo, duemila anni fa circa, dal Figlio, la cui vita, morte e risurrezione sono state tutte «per me»; la terza è credere che oggi, nell’oggi della mia vita il Padre e il Figlio riversano nel mio cuore il loro Amore (cf Rm 5,5) che è una Persona, una Persona Divina, la Terza, lo Spirito Santo: Potenza Divina d’Amore che unisce il Padre e il Figlio nell’Unica Indivisa Trinità Eterna, e questo fanno per rendermi capace di amare come Loro.

Ma anche questo non è facile credere, tutt’altro! Come è difficile credere in questa presenza ineffabile e dolcissima che vorrebbe riempire di amore la nostra vita e dilatare il nostro cuore alle dimensioni del Cuore del Padre e del Figlio. Quanto è difficile credere alla potenza dell’Amore! Quant’è difficile credere che realmente, concretamente, fattivamente abbiamo ricevuto e continuamente riceviamo la potenza di amare come il Padre e il Figlio amano!

La Vergine Santa, nostra Madre e Maestra, Porta della Trinità, ci aiuti ad avere questa fede così difficile, ma così bella, permettendo così che, come in Lei, Lui, il Padre, possa fare «grandi cose» (Lc 1,49) in noi e il suo Amore possa renderci fecondi del suo Figlio nel quale ci ha amati e benedetti dall’eternità. Amen.

P. Armando Santoro

 

Area riservata